Il 30 maggio, Taiwan ha denunciato la seconda maggiore incursione aerea cinese dell’anno, dopo aver rilevato la presenza di 30 caccia di Pechino nella sua “aera di difesa di identificazione” (ADIZ) di Taipei.
Il Ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato che la violazione cinese è stata perpetrata per mezzo di 30 aerei da guerra. Tra questi, caccia da guerra elettronica e 22 jet da combattimento. I velivoli hanno violato l’ADIZ, nel Nord-est delle Isole Pratas, a 548 chilometri da Taiwan. In risposta all’incursione cinese, sono stati fatti decollare aerei da combattimento per esortare i caccia stranieri ad allontanarsi, sono altresì stati schierati sistemi missilistici per monitorare i movimenti aerei di Pechino, ha fatto sapere il Ministero taiwanese. Da parte sua, Pechino non ha rilasciato alcun commento immediato su quanto accaduto, sebbene in passato abbia sottolineato che tali mosse erano “esercitazioni” volte a proteggere la sovranità del Paese, che la Cina rivendica su Taiwan.
L’incursione del 30 maggio è stata la seconda maggiore violazione del 2022, dopo la maxi violazione del 23 gennaio, quando 39 aerei cinesi erano entrati nell’ADIZ. Dall’inglese Air Defence Identification Zone, l’ADIZ non coincide direttamente con lo spazio aereo territoriale al di sopra dell’isola di Taiwan, ma copre uno spazio geografico molto ampio, che si sovrappone a parte della zona di identificazione della difesa aerea cinese e include anche parte della terraferma. Una mappa di volo fornita dal Ministero della Difesa taiwanese, il 30 maggio, ha evidenziato come gli aerei cinesi erano entrati nell’angolo sud-occidentale dell’ADIZ, prima di tornare indietro.
Finora, nel 2022 Taiwan ha denunciato 466 incursioni di caccia cinesi. Tale valore segna un aumento di quasi il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un database di AFP ha evidenziato che, nel corso del 2021, Taiwan ha registrato un totale di 969 incursioni di aerei da guerra cinesi nella sua ADIZ di riferimento. Tale dato supera di oltre il doppio la cifra di violazioni effettuate nel 2020, ovvero 380. Inoltre, il 4 ottobre 2021 ha segnato la data in cui Pechino ha inviato il maggior numero di aerei da guerra verso Taipei, ovvero 56 caccia.
E’ importante inquadrare le violazioni di lunedì nel più ampio quadro asiatico. Il 24 maggio, un gruppo di bombardieri nucleari cinesi e russi ha effettuato voli congiunti sul Mar del Giappone e sul Mar Cinese Orientale, mentre a Tokyo era in corso un multilaterale con focus su Mosca e Pechino tra i leader dell’alleanza Quad. Secondo analisti cinesi, lo scopo dei pattugliamenti sino-russi sarebbe quello di lanciare agli USA un chiaro segnale di avvertimento, in particolare riguardo al nodo critico che rappresentano iniziative quali il Quad, che coinvolgono Stati situati nell’area che la Cina considera il “proprio cortile”.
Inoltre, la mossa del 30 maggio potrebbe rappresentare la risposta di Pechino alle dichiarazioni rilasciate, il 23 maggio, dal presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a Tokyo. Durante una conferenza stampa congiunta con il premier giapponese, Biden ha affermato che gli USA sarebbero intervenuti militarmente per difendere Taiwan in caso di aggressione cinese. Tale dichiarazione ha segnato un netto cambiamento rispetto alla storica politica di “ambiguità strategica” statunitense, che si traduce nel concetto di One China Policy. Secondo quest’ultima, Washington riconosce l’esistenza di un solo governo cinese, pur non chiarendo mai se l’esecutivo legittimo sia quello di Taiwan o della Cina. Le dichiarazioni di Biden, secondo quanto riferito dalla CNN, hanno colto di sorpresa funzionari della Casa Bianca, la quale ha poi emesso un comunicato per correggere il tiro delle parole del presidente. Nella nota di rettifica, Washington ha ribadito che la politica statunitense riguardo tale questione non è cambiata.
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